Kieran Dan, Cornwell Inghilterra

Durante le vacanze estive del mio primo anno di università andai a Cornwell, dove ero stato invitato da una ragazza che viveva nel mio stesso residence studentesco, il tipo di ragazza con la quale mi sarebbe piaciuto avere una relazione del sesto grado; così, nell'entusiasmo del primo anno di libertà dalla famiglia, ero sicuro che sarebbe stata una settimana di sesso disinibito a volontà, magari sulla spiaggia.
Il viaggio in treno fu interminabile, comunque molto più lungo del previsto, però mi tenevano compagnia le fantasie erotiche sempre più complicate che avevo in testa, e non mi annoiai. Arrivato alla stazione di Cornwell mi venne incontro la ragazza con il suo fidanzato, un tipo con la barba e la giacca nera di pelle, che aveva qualcosa a che fare con le armi nucleari della Marina. Mi accompagnarono a casa della madre di lei, e li mi presentarono il fratello minore, un vegetariano con la faccia incazzata, che parlava l'esperanto e aveva appena confessato ai genitori di essere gay. Fu a quel punto che capii il perfido piano della tipa: pensando che anche io fossi gay, mi aveva invitato a casa per farmi conoscere il fratello e magari farci mettere insieme. La madre mi confidò che l'aveva appena visto in bagno mentre si provava un nuovo tanga. E mi fece pure l'occhiolino. Passai una settimana orribile, a visitare i posti turistici strizzato tra due uomini sul retro di una Datsun Sunny. Mi venne la stitichezza.

Kieran, Dan, and Mondadori. Cinquanta vacanze orrende: storie di viaggi infernali. Torino: Einaudi, 2008.

Kieran Dan, Cuba tutto compreso

Per mesi avevo atteso con impazienza la settimana di vacanza «tutto compreso» da trascorrere con due amici. Sette giorni sdraiati sulla spiaggia; a fumare sigari e a visitare la Avana dei locali notturni... Mmmh, non proprio.
Arrivammo in hotel e subito ci fu consigliato di rimanere all'interno del complesso alberghiero per l'intera durata del soggiorno, e di non avventurarci per nessuna ragione nel paese fuori di li. E già questo era piuttosto lontano dalle vecchie Cadillac scolorite che avevano percorso le strade della mia immaginazione. Venne fuori che come al solito la brochure ci aveva ingannato, e che ci trovavamo a chilometri di distanza dall'Avana. L'hotel aveva una spiaggia privata, con una recinzione sorvegliata da guardie armate che impedivano l'accesso agli abitanti del luogo.
Un po' allarmato dalla presenza delle guardie chiesi a un barman perché si trovavano li. «Per evitare che i locali vi molestino chiedendovi continuamente soldi, rovinandovi la vacanza», rispose. Bello stare in vacanza dalla parte dell'apartheid economico. Non mi ricordo affatto che se ne facesse menzione nella brochure pubblicitaria. Passai il resto della vacanza soverchiato dal senso di colpa e di disprezzo per me stesso. Devo dire che fu un chiaro esempio di «occidentale in vacanza che vive come un re con tutto il cazzo di denaro estorto alle nazioni in via di sviluppo dal suo paese, il quale ha inventato il protezionismo commerciale e lo sfruttamento, il cosiddetto "libero mercato"».
Per dio, quella vacanza mi ha trasformato in un fottuto hippy, e questo di sicuro sulla brochure non c'era scritto...

Kieran, Dan, and Mondadori. Cinquanta vacanze orrende: storie di viaggi infernali. Torino: Einaudi, 2008.

Kieran Dan, Crociera alle Bahamas

Fui costretto ad andare in vacanza con tutta la famiglia in Florida per incontrare il nuovo fidanzato di mia sorella. Non è che siamo così affezionati, ma era il Giorno del Ringraziamento, la scuola era chiusa e mi dissi, «Ma sì, chi se ne frega».
Il secondo giorno qualcuno ebbe la grande idea di fare una gita alle Bahamas. Arrivammo presto al traghetto, e ci diedero una colazione schifosa. Mentre la nave si staccava dalla banchina notai con la coda dell'occhio una donna in difficoltà. Era sulla settantina e cercava di tenere in equilibrio un vassoio con sopra delle uova mal cotte e del caffè. Mi voltai verso di lei, chiedendomi se non fosse il caso di andarle in aiuto, ma prima che potessi alzarmi in piedi la donna era già scivolata per una quindicina di metri sul ponte, atterrando sulla faccia. Fu allora che mi resi conto che eravamo a circa un chilometro dalla costa, e il mare era già piuttosto agitato. Io e il mio futuro cognato, chiamiamolo Steve, decidemmo per prudenza di spostarci fuori, sul ponte, vicino alle ringhiere. Trovammo un posto fantastico vicino a uno dei solarium, e cercammo di non pensare al movimento su-giù della nave: calma piatta per un attimo e onde continue subito dopo. Improvvisamente il vento aumentò parecchio e uno spruzzo gigante ci investì entrambi. All'inizio non avevo capito che cosa era successo, poi mi accorsi che il povero Steve aveva la colazione semidigerita di qualcun altro sui capelli, e che la mia camicia era coperta di bile puzzolente. Da li in avanti le cose andarono sempre peggio, e nel giro di un'ora stavamo male tutti quanti. Le ringhiere erano prese d'assalto da passeggeri che vomitavano in mare. Decisi di avventurarmi all'interno. Errore gigantesco: le uniche persone che stavano sotto coperta erano i passeggeri troppo malati, vecchi e incapaci di uscire. Persino l'equipaggio vomitava nei bagni, li ripuliva un po', per poi rivomitarci dentro. Il vomito praticamente ricopriva tutti i corridoi e si spostava a ondate.
Era decisamente troppo per me, mi rassegnai al mio destino, e tornai alla ringhiera. Mi sistemai accanto a una famiglia e svuotai il contenuto del mio stomaco parecchie volte in mare. E non prendo parte spesso alle attività di gruppo. Dopo un'ora così, con i muscoli dello stomaco contratti, decisi di raggiungere il resto della mia famiglia. Cercai per un bel po', ma non è facile distinguere una persona che vomita accartocciata alla ringhiera di una nave da un'altra. Finalmente ritrovai mia madre. Era riuscita ad afferrare un cestino delle immondizie e a monopolizzarlo per suo uso personale. Era pieno per metà, mi augurai solo che non fosse tutta roba sua.
Alla fine arrivammo a Nassau, e fu un paradiso poter posare i piedi a terra. Il tempo passò velocemente e molto presto ci ritrovammo all'imbarco per il viaggio di ritorno, che grazie a Dio fu normale.

Kieran, Dan, and Mondadori. Cinquanta vacanze orrende: storie di viaggi infernali. Torino: Einaudi, 2008.

Canestrini Duccio, Forme

Quanto alle forme date al pelo, sono infinite: baffi, strisce, cuori, farfalle, saette, occhi, stelle, foglie di marijuana a cinque punte. Con i nuovi modi di depilare il pube femminile è nata anche una nuova terminologia che ne definisce lo stile. Il cosiddetto Tiffany box, per esempio, è una scultura del triangolo a forma di cofanetto di gioielli: il pelo viene poi tinto nella classica tonalità blu Tiffany, ma anche color fucsia o verde mela. Quando sul monte rimane soltanto un ciuffetto, come all'ultimo dei mohicani, il taglio si chiama Beckham. Stile Hollywood, invece, è la rasatura completa tipo statua greca, detta anche Moby Style per via della testa pelata dell'omonimo cantante. 

Canestrini, Duccio. I misteri del monte di Venere : viaggio nelle profondità del sesso femminile. Milano: Rizzoli, 2010.

Augé Marc, Uniformazione dello spazio

Phileas Fogg, l'eroe di Jules Verne, oggi potrebbe fare il giro del mondo in molto meno di ottanta giorni, senza cambiare ambientazione (frequenterebbe, da un capo all'altro del mondo, le stesse catene alberghiere), senza smettere di guardare le stesse serie televisive o di apprendere il diretta (live) su BBC News le notizie del suo paese, senza dover interrompere i contatti con i suoi amici grazie al telefono e a Internet; e così attraverserebbe, senza vederli, i mondi più diversi e più sconvolti dalla storia: l'uniformazione dello spazio, da questo punto di vista, è un corollario dell'accelerazione del tempo.

Augé, Marc. Che fine ha fatto il futuro? Dai nonluoghi al nontempo. Milano: Elèuthera, 2009.

Scarabelli Matteo, La fine contiene già il principio

La fine contiene già il principio, la scintilla del viaggio che verrà. Mi era successo a Berlino, poi a San Pietroburgo. Mi succede anche oggi, a Roma. Da qui intravedo già la mia prossima strada. Non un itinerario ben preciso, soltanto una direzione, come una cometa da inseguire. Una magia. Sarà una strada lunga, lunghissima, molto più di questi 13.044 chilometri. Sarà il viaggio più bello. Per continuare a restare per aria e non tornare più giù.

Scarabelli, Matteo. C’è di mezzo il mare: viaggio in bicicletta intorno al Mediterraneo. Portogruaro (VE): Ediciclo, 2007.


Rest not
Life is sweeping by
go and dare before you die.
Something mighty and sublime,
leave behind to conquer time.

Johann Wolfgang von Goethe

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