Eberhardt Isabelle, Sedentary life

Now more than ever do I realize that I will never be content with a sedentary life, that I will always be haunted by thoughts of a sun-drenched elsewhere.

Isabelle Eberhardt, The Nomad: The Diaries of Isabelle Eberhardt

Bettinelli Giorgio, Danzatrici

Proprio in uno di questi Casino vicino alle rovine della cittadella romana, in un viale che interseca l’arteria principale della città (la quale non poteva chiamarsi altro se non Atatürk Bulvari) passo qualche ora della mia prima notte ad Ankara, incredulo di fronte a tre danzatrici del ventre che si alternano sul palcoscenico, di una bruttezza unica tutte e tre, con rotoli di grasso sotto le perline e i veli delle gonne, le cosce da veneri paleolitiche e una trama fittissima di smagliature sulla pancia. All’Ambra Jovinelli, nella Roma del dopoguerra, qualcuno tra il pubblico si sarebbe di certo alzato per gridare: ‘Aò, annàtevene! Me parete tre scardabbagni!’.

Bettinelli, Giorgio. In vespa : da Roma a Saigon. Milano: Feltrinelli, 2002.

Bettinelli Giorgio, Ripartire

L’atlante è aperto a metà. Su una pagina c’è la mappa politica delle tre Americhe, sull’altra sono riportati i dati statistici e le bandierine di ogni paese. Il problema di Tim sembra riguardare gli stati dell’America Centrale, che sono stampati troppo in piccolo perché lui possa leggerne bene i nomi. Io cerco di aiutarlo, e Kyu mi traduce le sue domande.
Ma all’improvviso vengo distratto da un pensiero, e non riesco più a capire le parole di Kyu, non riesco più a sentire quelle di Tim.
Con un dito comincio a seguire i contorni della costa dell’Oceano Pacifico, dall’Alaska, giù giù fino al Cile e a quella macchiolina mezza verde e mezza rosa che dovrebbe rappresentare la Terra del Fuoco.
M’immagino sulla Vespa tra le distese di ghiaccio e gli eschimesi, tra le foreste del Canada e le praterie degli Stati Uniti, tra le piramidi del Messico… Giù, giù: il Canale di Panama, la Colombia. M’immagino scalare le marce e arrampicarmi sulle Ande, attraversare i deserti della costa peruviana; poi ancora giù, fino a Santiago e allo Stretto di Magellano, fino a quella macchiolina di due colori… Stringo forte le palpebre, ho la pelle d’oca sulle braccia e mi sento attraversare da un brivido che avevo imparato a riconoscere.
La mamma di Kyu versa il tè nelle tazzine di porcellana azzurra.
Ero arrivato a Saigon soltanto il giorno prima, e già volevo ripartire.
Da Anchorage, Alaska.

Bettinelli, Giorgio. In vespa : da Roma a Saigon. Milano: Feltrinelli, 2002.

Bettinelli Giorgio, Apertura delle frontiere

Quando mi viene mostrata una camera al quarto piano, con la stessa atmosfera ministeriale della facciata e senza niente che possa giustificare il suo prezzo, decido che per 100 dollari a notte non vale la pena fermarsi lì e si può trovare di meglio e a meno, anche in un paese il cui governo sembra gradire soltanto un turismo di ricchi e far di tutto per scoraggiare l’ingresso di ‘orde’ di ragazzi con lo zaino sulle spalle e pochi soldi nel portafogli, come del resto sta succedendo in Nepal o in Buthan. Questa politica era senz’altro più vantaggiosa per i boss del ministero del Turismo e per i pochi operatori laotiani, ma nelle tasche della popolazione, della gente comune che continua ad avere un reddito pro capite trai più bassi al mondo, portava meno vantaggi di una strategia che contemplasse l’apertura delle frontiere a tutti, e non solo al turismo d’élite e agli uomini d’affari.

Bettinelli, Giorgio. In vespa : da Roma a Saigon. Milano: Feltrinelli, 2002.

Bettinelli Giorgio, Animaletti

Divido la stanza con due pakistani di Rawalpindi, accontentandomi di una branda all’ultimo piano dei letti a castello; la stanza è piccola e impregnata dell’odore acre di hashish, ma loro non ne fanno parola, certamente non fidandosi di me; così non chiedo niente e mi faccio invece raccontare del Beluchistan e del Punjab, che saranno le mie prossime destinazioni una volta uscito dal territorio iraniano. Quando spegniamo la luce e proviamo a dormire, nessuno riesce a chiudere occhio; tutti e tre cominciamo a rigirarci sulle brandine, bofonchiando imprecazioni e grattandoci come forsennati, perché i materassi sono pieni di bed-bugs, gli animaletti di cui fino a quella sera non conoscevo il nome in inglese pur avendone già sperimentato le punture in un paio di occasioni a Giava, e averli sempre chiamati, tra una grattata e l’altra, figli di puttana.

Bettinelli, Giorgio. In vespa : da Roma a Saigon. Milano: Feltrinelli, 2002.

Bettinelli Giorgio, Storie d'amore

Quando cinque giorni più tardi l’accompagno alla stazione degli autobus di Dogubeyazit, Ellis mi chiede per la prima volta di andare ad Amsterdam con lei, di rinunciare al mio viaggio. Siamo abbracciati così forte da farci mancare il respiro, e ho in gola il gusto di qualcosa che non riesco a spillarmi dagli occhi. Le rispondo di no.
Nelle storie d’amore c’è sempre una grande componente di egoismo; ma nelle storie d’amore che ci si nega c’è un egoismo ancora più grande. Ritorno in camera e annuso il suo cuscino. Poi mi ubriaco.

Bettinelli, Giorgio. In vespa : da Roma a Saigon. Milano: Feltrinelli, 2002.


Rest not
Life is sweeping by
go and dare before you die.
Something mighty and sublime,
leave behind to conquer time.

Johann Wolfgang von Goethe

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