Quando non possono acquistare una cosa, gli amanti — o le vittime? — del falso viaggio ripiegano solitamente su due attività: la fotografìa e le riprese con la videocamera. Anni fa Ennio Flaiano parlava, generosamente, del «culto moderno che fa di ogni turista un fotografo preoccupato di raccogliere testimonianze della sua stessa vita, per avere la certezza di aver vissuto». Oggi sembra soprattutto desiderio di appropriarsi di luoghi, cose e persone, nei rari casi in cui non sono in vendita.

Non siamo i soli, ovviamente, a comportarci in questo modo. Come noi fanno gli americani, e peggio di noi i giapponesi, che andrebbero anche all'inferno, se fossero certi di poterlo fotografare. Con loro condividiamo la passione di immortalare assolutamente tutto: i cassetti nelle case di Milano, Filadelfia e Osaka devono essere pieni di primi piani degli stessi spigoli, lampioni, cartelli, gradini, negozi, muriccioli e semafori. Nel corso di una crociera nel Mediterraneo occidentale ho notato con un certo raccapriccio che molti passeggeri italiani filmavano i piatti di portata mentre venivano deposti sui tavoli, e durante le escursioni a terra riservavano ai mendicanti del Marocco lo stesso trattamento che, la sera precedente, era toccato a un cocktail di gamberetti.

Un altro aspetto impressionante del fenomeno è questo: i videoamatori, mentre riprendono, amano registrare anche le cosiddette «impressioni sonore». In altre parole, parlano da soli. E ormai abbastanza comune, tra le rovine di Petra o sulle sponde del Mar Morto, sentire il rumore del vento, il pianto lontano di un bambino e le parole «Sono le ore sedici e trenta. Sono a cento metri dal pullman. Fa caldo. Ho sete». Di solito sono altri italiani a rimanere turbati di fronte a queste manifestazioni. Gli indigeni, abituati da tremila anni a trattare con gente che parla da sola nel deserto, non fanno una piega.

Una variante piuttosto nota della mania videofotografica è la passione per le diapositive — che va considerata più grave, perché l'autore sogna di mostrarle a un gruppo di amici attirato a tradimento dentro un salotto (di solito non ci riesce, perché la macchina si inceppa).

Severgnini, Beppe. Italiani con valigia il Belpaese in viaggio. Milano: Rizzoli, 1993.


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