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La cartolina illustrata

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Nel XIX secolo la fotografia è una tecnica accessibile unicamente alle classi abbienti della società. Le stampe fotografiche si trasformano nel corso dei decenni in un mezzo di comunicazione efficace ed apprezzato: in ambito turistico si impone rapidamente la cartolina, un cartoncino rettangolare che riporta su un lato un'immagine e sull'altra il testo per il destinatario. Alcune fonti (vedi Löfgren, 2001) attribuiscono la prima cartolina postale illustrata con una fotografia al 1889, anno in cui si tiene a Parigi l'Esposizione Universale. L'elemento paesaggistico raffigurato è evidentemente la tour Eiffel, costruita proprio per l'occasione.

Nella seconda metà del XX secolo il turismo diventa un fenomeno di massa diffuso su scala planetaria. Col mutare delle pratiche turistiche, la cartolina è diventata una chiave di lettura interessante della trasfromazione delle dinamiche di questo settore specifico. Con l'avvento dell'era fordista e la democratizzazione delle pratiche turistiche, assistiamo all'imporsi di un'iconografia standardizzata che si può sintetizzare con le famose 4S: Sea, Sand, Sun and Sex. Il locale scompare: le cartoline sintetizzano l'eliotropismo, il mare, la spiaggia, i turisti che la frequentano. Analogamente alle stazioni balneari, anche le destinazioni di montagna si rifanno ad un'iconografia standardizzata, dove a farla da padrone è il sole. Ma la neve da dove arriva?

A partire dagli anni Novanta del Novecento si assiste a una certa diversificazione del mercato, in particolare la crescita dei turismi di nicchia. Ma il vero cambiamento è dettato dall'esplosione di Internet. La cartolina rimane ancora un espressione comune della vacanza, ma sms, mms, cartoline virtuali e blog certamente ne hanno ridefinito l'importanza.


"Un ultimo aspetto del falso viaggio sono le cartoline illustrate, che occupano uno spazio spropositato nella mente del turista italiano. Raramente costituiscono una gioia. Spesso provocano ansia genuina. C'è chi ha sentito dire che spedire cartoline non è più chic, ma non sa come informare della novità gli anziani genitori; chi non sopporta di sprecare tempo prezioso umettando con la lingua i francobolli, e si lamenta che qualche sadico li faccia sempre più grandi; chi va in vacanza da qua-rant'anni a Nizza e non sa più che cartoline spedire, perché ormai ha esaurito tutte le possibili angolature di Nizza.
Tutti costoro potrebbero salutare con entusiasmo l'iniziativa di un pensionato del Connecticut di nome Palmer Chambers, il quale, dopo aver abbandonato il commercio per corrispondenza delle vitamine, ha fondato la società «Beforehand Cards» (Cartoline preventive) e soccorre i vacanzieri in questo modo: basta segnalare con buon anticipo l'itinerario del proprio viaggio, e vengono recapitate le cartoline illustrate dei luoghi in questione. L'acquirente le scriverà prima di partire. Arrivato a destinazione, non perderà un minuto delle proprie vacanze. Le cartoline non dovrà più acquistarle, scriverle e indirizzarle. Le avrà già in tasca, pronte: dovrà semplicemente imbucarle.
Tutto questo è valido in teoria. Potrebbe funzionare, cioè, con un popolo diverso da quello italiano. In Italia il signor Chambers — il quale assicura di avere in archivio panorami e tramonti provenienti da cento-trenta Paesi del mondo — incontrerebbe serie difficoltà. Innanzitutto, gli italiani si muovono per il mondo come se avessero la tarantola, ed è certo che le prime richieste riguarderebbero i quaranta Stati che non sono nell'archivio (Turks e Caicos, Burkina Faso e sultanato del Brunei). Un altro problema sarebbe quello della scelta delle cartoline. Se gli americani appaiono facili da accontentare — di solito sono felici con una fontana e, quando li trovano, con i grattacieli — gli italiani hanno gusti più complicati. Esistono gli appassionati delle vedute aeree, che spediscono praticamente la stessa cartolina da trent'anni: che siano a Bordeaux, a Urbino o a Dublino mandano sempre l'identica immagine di tetti rossi che sembra ripresa da una sonda spaziale. All'estremo opposto stanno gli appassionati dei dettagli artistici, i quali spediscono solo le ali di angeli affrescati e gli occhi bovini delle statue. È chiaro che il signor Chambers del Gonnecticut, qualora si vedesse richiedere una cartolina con l'immagi-, ne dell'angelo della navata di sinistra della chiesa di Nostra Signora delle Nevi a Praga, potrebbe avere qualche difficoltà.
Altre sorprese seguirebbero. Gli italiani, dicendo di detestarle, amano le cartoline illustrate perché permettono di esercitare anche in vacanza quello che resta il grande passatempo nazionale: lamentarsi. Una cartolina acquistata sul luogo di villeggiatura permette infatti di protestare per: a) il costo della cartolina stessa; b) la difficoltà di reperire i francobolli; e) la scocciatura di doversi portare appresso l'agenda con gli indirizzi; d) il fatto che sull'agenda l'indirizzo richiesto sia sprovvisto di numero civico e codice postale; e) l'obbligo, se si scrive a un parente, di scrivere anche a tutti gli altri; f) la difficoltà di trovare una frase originale (l'alternativa, alla fine, si riduce a «cari saluti» e «molti saluti»; gli stranieri vergano invece lunghe missive, andando a scrivere anche tra i dentini dei francobolli). Tutti questi problemi costituiscono deliziosi argomenti di conversazione, e consentono di trascorrere piacevoli giornate in compagnia sulle spiagge, negli atrii degli alberghi e nelle sale d'attesa degli aeroporti del mondo."
Beppe  Severgnini, Italiani con valigia : il Belpaese in viaggio, Rizzoli, 1993

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