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Rinaldo Ferrari partì da Monteggio, un piccolo villaggio nei dintorni di Lugano, e dopo alcune esperienze a Milano si aggregò a tre globe-trotters nord-europei. Nel testo che segue lo stesso Ferrari descrisse la sua avventura:

Non ancora quattordicenne, ma già pieno d’impulsi dinamici, fui dal mio tutore (non conobbi il bene delle carezze materne) inviato a Milano a lavar piatti, primo gradino della carriera culinaria, e ciò contro la mia vocazione. Già per natura d'indole ribelle, mordevo il morso, almanaccando che il destino mi porgesse il destro per sottrarmi a quella catena, giudicando impossibile assoggettare il mio temperamento a freni che mi erano imposti da volontà non mie. E il tanto vagheggiato destro mi fu offerto un giorno che, di ritorno con la cesta della spesa giornaliera, stavo in Piazza d’Armi, incantato ad osservare l'esercizio di una Compagnia di coscritti. Poco discosti da me si trovavano tre “Globe trotters” (giramondo). Cappello alla tirolese, con l’immancabile piuma di fagiano, zaino in ispalla e nude le gambe dai ginocchi alle caviglie. Non potevo più staccare i miei occhi da quei tre giovanotti dall'aria nordica. Il più anziano venne verso di me ed in francese (io avevo frequentato la scuola maggiore) mi domandò perchè li fissavo così indiscreto. Risposi che m'interessava di sentirli parlare di viaggio in America e che ardevo pure dal desiderio di partire. Alla domanda dell'età e se ero Milanese, risposi ch'ero Svizzero e raccontai tutta la mia odissea. Alla parola Svizzero i loro occhi ebbero un lampo - mi vidi salvo - e mi dissero che erano: un Germanico, un Belga e un Olandese in viaggio per l'America. Erano venuti a piedi dopo aver risalito tutto lo stivale italico. Il loro itinerario era di attraversare la Svizzera, la Germania, il Lussemburgo, l'Olanda, il Belgio, la Francia e di arrivare così a Le Havre. Mi chiesero se mi sentivo di fare tutta quella strada a piedi e come loro... senza soldi... vivendo delle “bricoles” che si sarebbero presentate. Non li lasciai finire e, senza recriminare, mi misi a loro disposizione. Nel provvidenziale cesto v'erano polli, salumi, formaggio e pane, e tutto questo ben di Dio venne con noi. In quel tempo, le “Carte” non erano tanto necessarie per chi teneva buona condotta e aveva un pochettino di audacia. Prendemmo quindi per I'Arco del Sempione e via alla Cagnola (sobborgo milanese). In tre giorni arrivammo a Chiasso, dopo aver fatto tre “bricoles”. Ero... a casa mia, ma avanti! A Lamone vidi il laghetto di Ponte-Tresa e la vetta del Lema, ebbi un tuffo (erano i miei paraggi), ma ... avanti. I piedi cominciavano a sanguinare, ma l'ardore dell'impresa m'infervorava e dopo tre settimane si giunse a Basilea. Traversato il Reno si puntò su Berlino, dove il Germanico aveva dei parenti, e... ancora avanti. Il Belga, un Fiammingo, volle pure visitare i suoi e dopo due giorni eravamo di nuovo in viaggio per Amsterdam. Altro riposo breve, quindi via per la Francia. A Parigi, il caso mi fece incontrare dei Malcantonesi, e mercè loro potemmo lavorare per il Municipio parigino a pitturare di verde le panchìne dei Campi Elisi. Così, avendo una trentina di franchi ciascuno, ci ritenemmo ricchi. E si arrivò a Le Havre, con l'Inghilterra di fronte a... due passi. Quant'acqua e ... niente soldi! E là, dopo circa cento giorni di viaggio e calpestati oltre 3000 chilometri esotici, si presentò per la prima volta un problema non del tutto facile da risolvere. A piedi in America non si giunge, e per prendere il bastimento ci vogliono pure soldi. (In quei 100 giorni acquistai più esperienza che in 20 anni nel mio villaggio). "Cicchetti - mi confortò il mio anziano - se non ci fossero difficoltà da superare non arriveremmo ad essere uomini in tutta l'espressione del termine". Ma a me quel "Cicchetto" non andava giù, e già cominciavo a frignare. "Voilà pelit Suisse, gardez-vous - mi refilò l'anziano - à chaque jour suffit sa peine". Capii l'antifona al volo e ridivenni il... "lingerela" pronto anche senza... cicchetto. L'anziano si rivolse subito ad un capitano di marina in partenza appunto per l'America. E fummo accettati (oggi è proibito); lavorando a bordo avevamo vitto, alloggio e viaggio gratis. Era quello che ci voleva per me. E il giorno appresso si lasciò Le Havre, emporio di navi, foresta d'antenne e di fumaioli, nonché babilonia di idiomi. I miei compagni furono assunti come falegname, verniciatore, e l'ultimo come mozzo, mentre io fui relegato in cucina. Mi ritenevo più che fortunato e toccavo il cielo col dito, ma... ahimè, non avevo fatto il conto con la burrasca. Non mi si dica che il mal di mare lo sentono solamente coloro i qualì fanno il primo viaggio, oppure che si abbia una tempra da signorinella, chè di viaggi in mare ne feci parecchi, ma il mal di mare ho dovuto, a mo' degli altri, subirlo anch'io. L'equipaggio medesimo difficilmente può sottrarsene (ben inteso quando la burrasca è ... coi fiocchi) e di questi "cicchetti" in 48 giorni di traversata se n'ebbe più di uno. Vorrei domandare a quei Malcantonesi che fecero il viaggio d'America se hanno attraversato il Golfo del Leone nel Mediterraneo, il Golfo di S. Catalina nell'Uruguay o lo Stretto di Magellano in fondo alla Patagonia nel Chile, senza burrasca. II mal di mare non è affatto una malattia, ma un senso di spossamento prodotto dal rullio e dal beccheggio del vapore. Non v'è nessuna medicina, ed ognuno deve ingegnarsi come può. Per tutto il perdurare della tempesta, non si ha voglia di mangiare e si è tormentati da un continuo vomito che produce una bava verde. Chi si rivolge al medico di bordo per tal male, viene respinto; secondo i miei esperimenti, l'unico sollievo è di mettersi bocconi e di non muoversi. Ma qui vi è un inconveniente! Troppo poco spazio. Infatti, chi è sdraiato o seduto occupa maggiore spazio di chi rimane in piedi e nel caso specifico... son dolori. A Rio de Janeìro, nel Brasile, ero anch'io bramoso di vedere l'Imperatore di quell'immenso Stato (allora ancora Impero), una popolarissima persona dalla barba bianca e con panama a grande tesa, Don Pedro II d'Este. Il mio desiderio fu soddisfatto. Sul gran Boulevard Rio Branco l'incontrai che distribuiva confetti: ai bambini, mentre i passanti lo riverivano. Giungemmo a Montevideo, nell'Uruguay, bellissima città mollemente adagiata su una non ripida collina, con il suo "Cerro" (rupe) di 300 metri circa di altezza, con il suo forte alla sommità (visto dal basso assomiglia ad un'immensa cucina economica). Curioso particolare: ai suoi piedi vi è la foce del grande fiume "La Plata" che dalle Amazzoni e per oltre 5000 chilometri viene a Montevideo a congiungersi con l'Oceano. L'esatto confine delle due acque, la dolce e la salata, è tracciato da una riga galleggiante e spumosa, larga 4 metri circa, che mai si disgrega e distingue nettamente l'acqua marina da quella del fiume di color giallo, dovuto alla gran massa di sabbia che dalle Ande convoglia. Quella "riga" è lunga circa 100 chilometri, cioè la larghezza del fiume. Lasciamo Montevideo e saliamo il fiume "La Plata" fra due file di boe galleggianti che indicano la rotta ai piloti per preservarli dei banchi di sabbia, e si arriva a Buenos Aires, immensa metropoli argentina, tutta piatta e con pochi grattacieli causa l'instabilità del terreno, e che con le sue case basse la rende più ampia di Parigi. Sbarcati, siamo condotti al capannone dell'emigrazione dove si dorme sulla sabbia senza ritegno fra i due sessi. Al terzo giorno (sempre trattasi di emigranti) tutti devono lasciare il capannone e si è alfine liberi. Chi ha conoscenze viene ospitato e provvisto di lavoro; chi invece non ne ha come nel caso mio, deve ingegnarsi. E qui... son tormenti se si è senza appoggio e, per di più, profani nella lingua. Mi trovai in un'ampia piazza, scoraggiato e solo; i miei compagni di viaggio dall'Emigrazione furono impegnati nell'interno della Repubblica. Ad un tratto mi giunge all'orecchio la parlata lombarda; erano due muratori del Comasco che si recavano al lavoro. Rinvenni quasi dalla gioia, e mi diressi verso di loro. Saputo il caso mio e che ero Luganese (essi avevano già lavorato a Lugano), persero volontariamente la mezza giornata e mi condussero dal nostro Console. Questi, un gentilissimo Friborghese, scorse a lungo la lista dei residenti ticinesi e mi mise in relazione con un impresario gessatore, un certo Fasola di Cadro il quale mi occupò come manovale, ma la paga era troppo misera e la vita colà era troppo cara. Facendo parte della Società filantropica svizzera, il cui presidente era il nostro console, mi raccomandai a lui per poter entrare nelle Poste argentine. Il direttore generale era un Parigino ed essendo io uno Svizzero, mi accettò senz'altro, destinandomi come "estafetero" (impiegato postale sui treni). Era il mio ideale a non star fermo. Ma dopo poco tempo seppi che quelle linee erano infestate dai «gangster» (banditi), già impiegati dell'ambulante, licenziati per cattiva condotta e furti postali. Valendosi della conoscenza del servizio, con segnali luminosi ed in piena campagna fermavano i treni e ne rubavano i plichi con denari; l'impiegato minacciato, se protestava, veniva subito freddato. Trattandosi della mia linea, di circa 5000 chilometri, e siccome si ritornava solamente ogni quindici giorni, tali attentati erano piuttosto frequenti. Benchè ancora incolume, ma troppo mal impressionato, rassegnai le dimissioni e continuai a fare il gessatore. Ma siccome la mia viva passione era quella di viaggiare, dopo sei anni di residenza e sottoposto alla leva militare, ritornai in patria per frequentare la Scuola reclute, e pochi mesi dopo fui assunto quale impiegato del treno nella "Gotthardbahn".

Ferrari R., Il mio primo viaggio in America: Ricordo dei vagabondaggi di un pretto Malcantonese, Almanacco malcantonese e della bassa Valle del Vedeggio, 1948, p. 40-43

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Svizzera

Nascita-morte: -1870

Riferimento geografico: America del Sud, Europa

Mezzo di trasporto: Diversi

Riferimenti complementari: Ferrari R., Il mio primo viaggio in America: Ricordo dei vagabondaggi di un pretto Malcantonese, Almanacco malcantonese e della bassa Valle del Vedeggio, 1948, p. 40-43

ID: w1931

Internet: -

Wikidata: -

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Partito il 28 dicembre 2010 da Sydney, Andrew Cadigan ha percorso a piedi e in solitaria la strada fino a Brisbane. Lo scopo è la raccolta di fondi per la ricerca contro il cancro.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Australiana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Australia

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari: -

ID: w1759

Internet: -

Wikidata: -

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I due fratelli partirono nel 1936 da Port Elisabeth, in Sud Africa, e giunsero a Londra l'anno dopo. Il viaggio in bicicletta, improvvisato, permise loro di evitare il servizio di leva. Partirono così senza soldi e con mezzi di fortuna per avventurarsi in piste e in rare strade, percorrendo 11'000 km. Scrissero un diario che narra la loro esperienza, intitolato The Road to London.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Sud-africana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Africa, Europa

Mezzo di trasporto: Bicicletta, monociclo, triciclo

Riferimenti complementari: Attwell Eric, The road to London, Palladian Press, 1997.

ID: w1664

Internet: -

Wikidata: 1286

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Alberto Pozzi e Giancarlo Corbellini sono alcuni membri di un gruppo di amici che ha percorso la Via della Seta da Como a Pechino. 13'400 km suddivisi in 93 tappe della lunghezza media di circa 144 chilometri l'una, un dislivello totale in salita di 84.000 metri.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Italiana

Nascita-morte: -1945

Riferimento geografico: Asia, Europa, Via dell'ambra

Mezzo di trasporto: Bicicletta, monociclo, triciclo

Riferimenti complementari: Corbellini G., Pozzi A., Pedalando lungo la Via della Seta : in bicicletta da Como a Pechino sulle orme di Marco Polo, Boffi Edizioni, 2005

ID: w1809

Internet: -

Wikidata: -

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Krystyna Chojnowska-Liskiewicz fu la prima donna a circumnavigare il globo in solitaria. Partita dalle isole Canarie il 28 febbraio 1976, vi fece rientro 401 giorni dopo, il 2 aprile 1978.

Krystyna Chojnowska-Liskiewicz (born 15 July 1936, in Poland) was the first woman to sail single-handed (i.e. solo) around the world, repeating the accomplishment of Joshua Slocum. She sailed from the Canary Islands on 28 February 1976, and returned there on 21 April 1978, completing a circumnavigation of 31,166 nautical miles (57,719 km) in 401 days.

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Polacca

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Barca, nave

Riferimenti complementari: -

ID: w1786

Internet: -

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q6439809

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La prima donna che ha affrontato la Transatlantica in solitaria.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: -

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Atlantico

Mezzo di trasporto: Barca, nave

Riferimenti complementari: Baumann E., Sola contro l'Atlantico, Mursia, 2001

ID: w1898

Internet: https://en.wikipedia.org/wiki/Single-Handed_Trans-Atlantic_Race

Wikidata: -

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Uno dei quattro "Overland Westerners": tra il 1912 e il 1915 cavalcò in tutte le 48 capitali di stato degli Stati Uniti. In totale il gruppo percorse 20'352 miglia e per finanziare i membri del viaggio fecero delle apparizioni pubbliche nelle città.

 

Pseudonimo: Overland Westerners

Iscrizioni: First to ride horseback to all fifty states. George and his horse, Pinto, made their historic ride in 1912. They ended their ride in San Francisco, expecting a hero's welcome. Instead, they were hardly noticed. They both died tragic deaths without fame or fortune.

Nazionalità: Americana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Stati Uniti

Mezzo di trasporto: A cavallo

Riferimenti complementari: -

ID: w1782

Internet: -

Wikidata: -

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Tra il 2003 e il 2004 Deborah DeWilliams ha camminato per 401 giorni percorrendo il perimetro del continente australiano. Lo scopo era di battere il record di Nobby Young, il primo a compiere tale impresa nel 1993-1994. Oltre ad essere la prima donna a compiere il giro, riuscì anche a stabilire il nuovo record di percorrenza.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Australiana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Australia

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari: -

ID: w1863

Internet: -

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Globetrotter tedesco partito a cavallo il primo luglio 1928 da Essen-Ruhr (Germania).

 

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Iscrizioni: Essen-Ruhr, Start 1 Juli 1928. Essen, Klein-Asien und Europa

Nazionalità: Tedesca

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Asia, Europa

Mezzo di trasporto: A cavallo

Riferimenti complementari: -

ID: w1679

Internet: -

Wikidata: -

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Nel 1896 Franky Samuelsen e George Harbo furono i primi ad attraversare l'oceano Atlantico con una barca a remi. A bordo della "Fox" solo lo stretto necessario, un compasso, un sestante, le mappe nautiche. Partirono da The Battery, New York City, il 6 giugno 1896 e arrivarono alle isole Scilly, Gran Bretagna, 55 giorni dopo. Il loro record rimase imbattuto per 114 anni.

True Log of the Fox

On June 6th, 1896 George Harbo and Frank Samuelsen departed from New York's Battery in an 18 foot rowboat destination Europe.  They took the northern route skirting in and out of the shipping lanes.  The same shipping passages that the Titanic would later use and the same areas fished by Gloucester and Nova Scotia fisherman.

They encountered a pod of whales, gale force winds and high following seas.  At one point they were broadsided by a large wave and capsized.  They were prepared, and the 'hand rails' which were placed on the keel, by their design, helped them right the small open boat in minutes.

Rowing, each man put in a total of 18 hours a day.  They never could both sleep because their small vessel would stray off course without constant rowing.  They often averaged 50 - 60 miles per day on their 3,000 mile voyage.

On August 1st they arrived at the Sicily Islands which is the British Isles most western point in a record time of 55 days.  Since that achievement many rowers have attempted to best this record, but as of this date 2 Men in an open rowboat, without sail, motor, cover or rudder,  have yet to beat this time or match the achievement with corresponding equipment.

http://www.bronzesea.org/Pages/TrueLogoftheFox.aspx

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Norvegese

Nascita-morte: 1864-1909

Riferimento geografico: Atlantico

Mezzo di trasporto: Barca, nave

Riferimenti complementari: -

ID: w2025

Internet: http://www.bronzesea.org/Pages/TrueLogoftheFox.aspx

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q5489392

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Negli ultimi decenni dell'Ottocento, Benjamin Anger pubblicò diversi resoconti dei suoi viaggi sul Figarò.

 

Pseudonimo: -

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Nazionalità: Francese

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Diversi

Riferimenti complementari: Anger B., Notes de voyage d’un globe-trotter, Lille: Imprimerie L. Danel, 1890

ID: w1651

Internet: -

Wikidata: -

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Terry Fox è stato un atleta canadese noto per aver intrapreso la Maratona della speranza. L'obiettivo era attraversare il Canada da una costa all'altra e raccogliere fondi per la lotta contro il cancro. Terry ha affrontato l'impresa con una protesi alla gamaba destra, amputata a seguito di un tumore. Ha dovuto interrompere la sua corsa dopo 143 giorni e 5'280 km: gli furono infatti diagnosticati dei grumi tumorali ai polmoni. Il suo fallimento sportivo e umano, in realtà si è tramutato in una grande impresa di solidarietà: la sua fondazione in questi vent'anni ha infatti raccolto più di 500 milioni di dollari.

 

Pseudonimo: Terry Fox

Iscrizioni: -

Nazionalità: Canadese

Nascita-morte: 1958-1981

Riferimento geografico: America del Nord

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari: -

ID: w1947

Internetwww.terryfox.org

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q295053

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Giramondo, Globetrotters, Globetrotteurs

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