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Il gruppo di due svizzeri e un italiano ha percorso 15'000 chilometri a bordo di un'automobile, tra Lugano e Ulan Bator, in Mongolia, nell'ambito della manifestazione benefica Mongolia Charity Rally 2013, una corsa non competitiva promossa dall'organizzazione inglese Go Help.

Enough of the hyperbole, let’s get down to the nuts and bolts of this charity rally.

Only the courageous need apply. The journey of a lifetime begins with a single step: summoning up the courage to sign-up for the Mongolia Charity Rally.

Pick your team. After crossing the Rubicon, there is no going back. Unless you break down, in which case there might be. The next step is to pick your posse. You’re going to spend a month rallying halfway across the world with this team, so think long and hard about who the most annoying people you know are, and make sure not to ask them. Teams are usually made up of between two to four people.

Pick a Route: Pick a country, any country… then drive through it. As long as you end up in Mongolia, this part is the easy part. You don’t even need a map. If you want to try to get to Mongolia by asking people the way, that works. We know. We’ve done it.

Pick a car. Ambulance? Firetruck? 4×4? Ice-cream van? You name it, we’ve had it on the Mongolia Charity Rally. Your chosen vehicle will be like a third nipple to you by the time you get to Mongolia. You’ll cherish it fondly, but be glad to part with it. That’s where we come in: we’ll take your beloved charitable chariot to its next home. If it’s an ambulance, it will get used in our charity project. 4x4s are typically donated to other NGOs, and commercial vehicles and cars get sold at auction for way more than they are worth in Europe, with the proceeds invested in Go Help’s charity projects in Mongolia that you’ll see on arrival. The Mongolian government is, to put it mildly, very strict about what cars it allows in to Mongolia, so we’ll help you with vehicle selection, not to worry.

Hit your fundraising target. This charity rally has three objectives, first: charity. Second, did we mention charity? Third: charitable adventuring. Teams rundraise a minimum of £1,000 for Go Help, the charity that founded the Mongolia Charity Rally, and above that can fundraise for any awesome cause that captures their heart. Hopefully Go Help, but if not, any one that does.

Find some sponsors. No trust fund? No problem. Many teams make it to Mongolia on a shoestring budget. That being said, life is a lot easier with generous benefactors. Teams are supported by a vast array of corporate sponsors (Subaru provided a whole car to one of our teams!), employers (corporate matching rocks), friends and family (hello, long lost relations). Key here is to pound the pavement, this charity rally really sells itself.

Beat the bureaucracy. You probably need a visa or two to get to Mongolia. Maybe even an entry permit to get in to Mongolia. Secret code to get in to Turkmenistan? Check. With a little help from us (to make sure your ‘T’s are crossed and ‘i’s are dotted, and to ensure everyone is fully prepared), you’ll set off from Brussels, not to be seen again until you reach Mongolia!
http://mongolia.charityrallies.org/about-the-mongolia-rally/

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Svizzera

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Asia

Mezzo di trasporto: Automobile o altri mezzi a motore

Riferimenti complementari: -

ID: w2291

Internet: http://mongolia.charityrallies.org

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q6899619

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Il Signor Berrang, accompagnato verosimilmente dalla moglie, appare nelle cartoline con due carri utilizzati per coprire la tratta che separa il Connecticut alla California.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: Connecticut to California

Nazionalità: -

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Stati Uniti

Mezzo di trasporto: Carro trainato da animali

Riferimenti complementari: -

ID: w1708

Internet: -

Wikidata: -

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Viaggiatore appassionato, Tito Barbini vanta numerosi viaggi e altrettante pubblicazioni. Tra le più significative, "Le nuvole chiedono permesso" che ripercorre un viaggio dalla Patagonia all'Alaska realizzato a piedi e con la corriera.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Italiana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Diversi

Riferimenti complementari: Barbini T., Le nuvole chiedono permesso : dalla Patagonia all’Alaska cento giorni a piedi e in corriera, Polistampa, 2007

ID: w1677

Internet: http://lenuvolenonchiedonopermesso.blogspot.com

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q22069313

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Ginevrina poliedrica e appassionata di viaggi, negli anni Trenta del Novecento partì per la Russia, il Turkestan, la Cina, l'Asia centrale. Ne trasse diversi libri di successo; nel 1939 raggiunse l'India in automobile in compagnia di Annemarie Schwarzenbach, un viaggio che tradusse in un'opera intitolata La via crudele, Due donne in viaggio dall'Europa a Kabul.

 

Pseudonimo: Kini

Iscrizioni: -

Nazionalità: Svizzera

Nascita-morte: 1903-1997

Riferimento geografico: Asia, Europa

Mezzo di trasporto: Diversi

Riferimenti complementari:
Maillart E., Oasi proibite : una donna in viaggio da Pechino al Kashmir, EDT, 2001
Ella Maillart – Double Journey, Antonio Bigini, Mariann Lewinsky Sträuli, 40 Min., 2015

ID: w2224

Internet: www.ellamaillart.ch

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q19685776

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Autrice del volume Wild: From Lost to Found on the Pacific Crest Trail, in cui narrano le sue vicende personali lungo il Pacific Crest Trail. Dal suo libro è stato tratto il film Wild (2014).

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Americana

Nascita-morte: -1968

Riferimento geografico: America del Nord

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari: Strayed, Cheryl, e Mondadori. Wild. Milano: Piemme, 2012.

ID: w1784

Internet: http://www.cherylstrayed.com/

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q5092780

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Nel 1891 Sylvain Dornon, panettiere di Arcachon (Francia), percorse la strada tra Parigi e Mosca utilizzando dei trampoli di 1.20 m. Il tragitto di 1’830 miglia fu coperto in 50 tappe, per una media di 36.6 miglia al giorno. Lo scopo di Dornon era di raggiungere l’Esposizione Franco-Russa di Mosca, partendo il 12 marzo 1891 da Place de la Concorde di Parigi abbigliato da pastore delle Landes. L’Illustration finanziò il progetto. L’acrobata passò da Paris, Reims, Sedan, Luxembourg, Coblentz, Berlin, Wilna e Mosca, dove giunse il 10 maggio.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Francese

Nascita-morte: 1858-1900

Riferimento geografico: Europa, Russia

Mezzo di trasporto: Trampoli

Riferimenti complementari: -

ID: w1877

Internet: https://fr.wikipedia.org/wiki/Sylvain_Dornon

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q3506981

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Roberto Regini è un "uomo senza casa" appassionato di trekking. Ha avuto la fortuna di praticare questa attività in tutti e cinque i continenti.

Come un antico esploratore

Quarantanove giorni di cammino in tre regioni, Terra del Fuoco, Aysén e Patagonia, per un totale di 700-800 chilometri in solitaria e 3.100 euro di spesa complessiva. Roberto Regini (41 anni), l’intrepido viaggiatore originario di Empoli che ha deciso di dedicare buona parte della sua vita a “esplorare” il mondo, è appena rientrato dalla sua ultima avventura con lo zaino in spalla (www.robyexplorer.net).
“Sono partito lo scorso 31 gennaio, scegliendo come al solito un periodo fuori stagione per evitare i grandi afflussi turistici, le spese elevate e soprattutto per avere l’occasione di vivere più intensamente i luoghi che attraversavo”.

Se non sbaglio, hai camminato “al contrario”…
Sì, anziché seguire il tradizionale percorso da Buenos Aires a Ushuaia, ho fatto esattamente l’opposto, dal sud verso il nord. Siccome non era il mio primo viaggio in quelle terre, questa volta ho scelto di visitare le zone meno conosciute e questo, insieme al fatto che la stagione turistica era ormai terminata, mi ha permesso di immergermi completamente nella solitudine che cerco: in alcune traversate non ho incontrato nessuno per giorni, in altre ho avuto rari scambi con escursionisti come me. Anche le notti in cui ho avuto qualche tenda accanto alla mia si contano sulle dita di una mano.

E per rifornirti?
Mi appoggiavo ai vari villaggi, che in quelle zone distano anche centinaia di chilometri l’uno dall’altro, mentre ricorrevo agli ostelli familiari per la doccia e l’igiene personale. Facevo la spesa nei supermercati locali, dove ho avuto modo di notare qualcosa di molto curioso: nonostante l’abbondante costa affacciata sull’oceano, i banchi del pesce sono rarissimi in Cile e Argentina. La maggior parte del pescato viene destinata all’esportazione.

Rispetto ai tuoi viaggi precedenti, hai avuto conferme?
La prima riguarda il clima: ho avuto la fortuna di trovare un’estate splendida, con temperature fino a dieci gradi sopra la media stagionale, mentre quelle zone (la Patagonia in particolare) sono note per le condizioni meteorologiche estremamente variabili e per il forte vento. Se questo è stato propizio per il mio stile di viaggio, cioè il trekking, d’altra parte mi ha confermato il drammatico problema del surriscaldamento climatico. Un’altra conferma riguarda la gente, straordinariamente ospitale.

C’è differenza tra cileni e argentini?
Forse lieve, ma esiste. Il popolo argentino è più diretto e gioioso, mentre quello cileno appare più freddo, anche se molto accogliente.

Oltre all’isolamento, immagino che la problematica principale di questo viaggio sia stata la difficoltà di reperire mezzi di trasporto.
L’aspetto positivo di Cile e Argentina è la loro sicurezza, tanto che non è raro incontrare persone che la notte riposano tranquillamente con la porta aperta. In compenso, però, gli spostamenti necessitano di molta pazienza, perché i mezzi di trasporto hanno frequenze piuttosto sporadiche, spesso a distanza di giorni. Per esempio, oltre al gommone turistico che permette di raggiungere l’isola di Navarino e la sua Puerto Williams, la cittadina di circa duemila abitanti più australe del mondo, per il ritorno esiste un traghetto che parte una volta la settimana verso Punta Arenas.

Lo hai preso?
Sì e sono sceso, nel mezzo della notte, nella baia di Yendegaia per intraprendere una traversata a piedi, camminando su un terreno difficile e privo di qualsiasi sentiero, dove l’ultimo turista era passato tre settimane prima. Per il resto, mi sono affidato all’autostop, strappando un passaggio prima a tre pescatori e poi a tre camionisti, che mi hanno anche regalato pane, formaggio, prosciutto e persino un bicchiere di vino, visto che ormai ero rimasto a secco. Più a sud ci si trova, meno mezzi di trasporto si incontrano: tra i villaggi, i collegamenti non sono quotidiani come siamo abituati nelle nostre città.

Incontri particolari?
Nella baia di Yendegaia, ho incontrato gli unici due abitanti: il gestore di un rifugio, Josè, gaucho cileno, con la sua compagna, una donna belga che da sei anni ha lasciato il suo paese – dove gestiva un centro estetico – per vivere di “natura”. È stato lui a fornirmi preziose indicazioni per i miei spostamenti, raccomandandomi di seguire le impronte dei cavalli ferrati anziché quelle “senza ferro”, che appartengono ai cavalli selvatici. Quando gli ho chiesto quanto tempo pensava di rimanere laggiù, mi ha risposto semplicemente: “Non lo so, forse un mese, forse tutta la vita. Vivo alla giornata”.

Una scelta estrema.
Assolutamente sì. È impossibile esprimere a parole quello che si prova incontrando queste persone, che hanno scelto una vita “antica”. Nella regione dell’Aysén ho conosciuto anche Ramon, che mi ha offerto mate, una tipica bevanda del sud, e ha cucinato per me un salmone appena pescato. Anche lui preferisce vivere lontano da tutto e da tutti, rinunciando al benessere cittadino. Spesso, nei miei viaggi, incontro queste persone straordinarie, felici e realizzate nella loro semplicità e devo ammettere che mi capita di pensare che, se un giorno dovessi stancarmi dei viaggi, mi piacerebbe diventare come loro. La scoperta straordinaria è che non sono l’unico a pensarla così.

Hai incontrato altre persone alla ricerca della semplicità?
Sempre più spesso incontro europei stufi del loro stile di vita consumistico e materialistico, che vanno in giro per il mondo con pochi soldi in tasca e tanto entusiasmo – molti in bici, anche per molti mesi – alla ricerca di ambienti genuini. La filosofia comune è che si può essere molto felici con poco.

Come sono i paesaggi?
Cambiano in pochi metri di quota: in basso ci sono boschi ricchissimi di vegetazione, tra cui l’albero dell’Araucania, una pianta che cresce solo in questa regione; più in alto c’è pieno deserto, grazie alle eruzioni dei vulcani Lonquimay e Tolhuaca. Una varietà straordinaria.

Sei rientrato da pochi giorni, ma hai già in mente una nuova partenza?
Sì, normalmente verso la fine di ogni viaggio penso a cosa mi piacerebbe vedere nella prossima “puntata” e stabilisco ambiente, persone, percorsi e cultura che vorrei incontrare. Tra pochi mesi toccherà all’Asia centrale, con cui proseguirò questo mio desiderio di trasformare la passione per il viaggio in un lavoro e uno stile di vita. Ho già controllato i voli aerei e sto valutando le questioni burocratiche da risolvere. Tutto resto è nella mia testa!

http://www.luomoconlavaligia.it/robyexplorer-come-un-antico-esploratore.html

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Italiana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Africa, Asia, Europa, America del Nord, America del Sud, America centrale

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari: Cavalleri F., Zaino in spalla e via, Roberto Regini: l’uomo senza casa ci racconta il suo mondo di viaggi, La Regione Ticino, 11.07.2013

ID: w2412

Internet: -

Wikidata: -

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Tra il 1990 e il 1991 Archambeau realizza un giro del mondo con Hervé Archambeau e Denis Gittard. Al suo ritorno pubblica il volume 600 jours de route - Une aventure géographique.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Francese

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Automobile o altri mezzi a motore

Riferimenti complementari: Archambeau Olivier,  Archambeau Hervé. 2002. 600 jours de route, une aventure géographique. Paris: EGF.

ID: w1657

Internet: -

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q3350761

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L'année 1994 est l'occasion d'un tour du monde en vélo pour les écrivains Alexandre Poussin e Sylvain Tesson: un an, 25'000 km, 35 pays. Une expérience traduite avec la publication de On a roulé sur la Terre. En 1997, ils traversent l'Himalaya et reviennent avec un second récit La marche dans le ciel. Pendant deux ans il co-présentent le magazine Montagne sur France 3.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: -

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Diversi

Riferimenti complementari: Alexandre Poussin, Sylvain Tesson. On a roulé sur la terre. Paris: Pocket, 2008

ID: w1633

Internet: http://www.africatrek.com/

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q2833981

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L'emulo di Phileas Fogg ha ripercorso le tappe del celebre personaggio di Verne in quattro giorni e 19 ore. L'idea gli fu suggerita dal figlio che aveva appena terminato di leggere il romanzo.

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: -

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Giro del mondo

Mezzo di trasporto: Aeroplano

Riferimenti complementari: Audibert J.-M., Le tour du monde en 4 jours, Broché, 1953

ID: w1667

Internet: -

Wikidata: -

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Uno dei quattro "Overland Westerners": tra il 1912 e il 1915 cavalcò in tutte le 48 capitali di stato degli Stati Uniti. In totale il gruppo percorse 20'352 miglia e per finanziare i membri del viaggio fecero delle apparizioni pubbliche nelle città.

 

Pseudonimo: Overland Westerners

Iscrizioni: First to ride horseback to all fifty states. George and his horse, Pinto, made their historic ride in 1912. They ended their ride in San Francisco, expecting a hero's welcome. Instead, they were hardly noticed. They both died tragic deaths without fame or fortune.

Nazionalità: Americana

Nascita-morte: -

Riferimento geografico: Stati Uniti

Mezzo di trasporto: A cavallo

Riferimenti complementari: -

ID: w1782

Internet: -

Wikidata: -

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Camminatore inglese che ha attraversato il Giappone a piedi, publicando successivamente il libro The roads to Sata: A two-thousand-mile walk through Japan.

Alan Booth (5 December 1946 – 24 January 1993) was an English travel writer who wrote two books on his journeys on foot through the Japanese countryside. The better-known of the two, The Roads to Sata (published in 1985) is about his travels (in 1977) from the northernmost cape in Hokkaidō (Cape Soya) to the southern tip of Kyūshū in Cape Sata. The second, Looking for the Lost, was published posthumously in 1995. Booth also wrote a guidebook to Japan as well as numerous articles on Japan and other topics.

Booth was born in Leytonstone, London, and studied drama at Leyton County High School for Boys. While he was still at school he formed and directed the Leyton Youth Theatre Company, for which Leyton District Council provided a grant and free use of public buildings for performances, including productions of Hamlet and Othello.

Booth studied drama at the University of Birmingham, where he became a prominent member of its Guild Theatre Group (GTG). Among the plays he directed for the GTG were Hamlet (First Quarto), done in Booth's version of Noh style, and his own translation of Racine's Phèdre, set in a Samurai milieu. He also directed an open-air production of Marlowe's Faustus) in Cannon Hill Park. He won the Birmingham Post's Annual Poetry Prize and was a regular contributor to the university's magazine of students' verse, Mermaid.

In 1970 Booth moved to Japan to study Noh theatre, but soon began writing. For the next 20 years he lived in Tokyo and worked for the Macmillan Press, and as a film reviewer for the Asahi Evening News. He also appeared in the BBC Learning Zone programme Japanese Language and People, episode 6, "On the Road", in which he was interviewed about aspects of life in Japan.

Alan Booth died of colon cancer in 1993, leaving his second wife and their daughter.
http://en.wikipedia.org/wiki/Alan_Booth

 

Pseudonimo: -

Iscrizioni: -

Nazionalità: Inglese

Nascita-morte: 1946-1993

Riferimento geografico: Giappone

Mezzo di trasporto: A piedi

Riferimenti complementari:

  • Booth, Alan. 1986. The roads to Sata: a 2000-mile walk through Japan. Harmondsworth: Viking.

ID: w2857

Internet: http://en.wikipedia.org/wiki/Alan_Booth

Wikidata: https://www.wikidata.org/wiki/Q4706210

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